lunedì 2 maggio 2011

Intervista a Franco Forte

Flashgiovani.it intervista Franco Forte, giornalista professionista, scrittore, sceneggiatore e consulente editoriale, nonché direttore responsabile di Writers Magazine, rivista dedicata alle nuove leve della narrativa italiana.

Quali elementi entrano in gioco nella selezione dei manoscritti per la pubblicazione?

Chi seleziona testi per la pubblicazione è l'editore, e quindi gli elementi che entrano in gioco sono, oltre alla qualità soggettiva del testo, diversi elementi oggettivi che fanno parte del contesto in cui quel libro dovrà proporsi, in relazione a un pubblico di riferimento. E quindi, per esempio, a quale genere appartiene (se l'editore non ha una collana in cui collocare quel particolare romanzo, inutile sperare di vedersi selezionare), a quale tipo di pubblico si rivolge (è un romanzo per ragazzi, per adolescenti, per adulti, aperto a tutti?), a quali tipologie di libri fa riferimento (è il capitolo di una saga, ha per protagonista un personaggio ricorrente, e così via). Una volta individuata questa "fattibilità" di mercato, si passa a un piano più soggettivo, cercando di capire quale sia l'idea alla base dell'opera (è originale, si ispira ad altre di successo, può essere ben spiegata ai lettori, ecc), quali siano le capacità stilistiche dell'autore e se ci sono margini per poter iniziare un rapporto continuativo, che duri nel tempo. Esemplifichiamo tutto questo con un esempio. Se l'autore ha scritto il primo libro di una saga urban fantasy con target young adult, creando un mondo fantastico originale con una trama coinvolgente e uno stile pulito e corretto, può trovare diversi editori disposti a prenderlo in considerazione per le loro collane fantasy. Ma come si vede, gli elementi da tenere in considerazione sono tanti e variegati, non bastano solo l'entusiasmo e la passione di chi scrive.

In cosa consiste l'editing di un testo?

L'editing migliore dovrebbe essere quello che spazza via da un testo tutta la polvere e i calcinacci, tutte le parti inutili e ridondanti, le ripetizioni, gli errori, i refusi e qualsiasi cosa opacizzi ciò che di buono è contenuto nel romanzo. Sarebbe un po' come prendere un vaso d'argento annerito dal tempo e lucidarlo con cura, per togliere tutti i residui e farlo emergere in tutto il suo splendore. Il problema, però, è che sotto tutta questa polvere e sotto tutte queste macerie deve esserci un bel vaso d'argento, e questo accade di rado, purtroppo. Non si può chiedere a un editing di costruire quel vaso da zero, perché altrimenti l'editor se lo farebbe per sé, non certo per gli altri.

Qual è la prima cosa che fai quando devi correggere un manoscritto?

Prima leggo qualche pagina qua e là, per avere un'idea dello stile dell'autore e capire come imposta le frasi, i paragrafi, i capitoli. Poi, partendo dal titolo (che sarà anche l'elemento di chiusura di un editing, perché nel titolo deve essere sintetizzato tutto il romanzo, in modo evocativo e accattivante per il lettore) comincio a lavorare sul testo, annotando a margine le minuzie e identificando in un file a parte i problemi più consistenti su cui l'autore dovrà mettersi al lavoro.

Quali sono gli errori più gravi che riscontri e quali quelli più frequenti?

L'errore più diffuso (e grave) è l'incapacità di gestire in maniera corretta il Punto di Vista dei personaggi, confondendo il Narratore Onnisciente con il Narratore Interno o quello Universale. Un errore molto problematico, perché di solito chi lo commette non ha la più pallida idea di che cosa siano tutte queste cose.

Come è impaginato il "manoscritto ideale"?

Il manoscritto ideale, per un editore, è quello che non viene impaginato dall'autore. Perché altrimenti, nel caso lo si debba pubblicare, poi occorre intervenire a mano per smantellare tutto quello che ha fatto l'autore e ricostruirlo con i software di impaginazione, che sono differenti da Word o altri programmi di scrittura. Quindi, meglio evitare qualsiasi impaginazione, perché disturba e basta.

Fino a che punto può essere necessario modificare la trama o le svolte narrative di un manoscritto già selezionato per la pubblicazione?

Questo dipende dal romanzo in sé, dal grado di capacità dell'autore di dare rilievo a certi percorsi di trama piuttosto che ad altri, di far emergere certi personaggi piuttosto che altri e così via. Ogni romanzo ha una sua storia, e quindi è impossibile generalizzare.

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Intervista ad Alberto Bertoni

Flashgiovani.it intervista Alberto Bertoni, professore associato di Letteratura italiana contemporanea e di Prosa e generi narrativi del ‘900, presso il Dipartimento di Italianistica dell'Università di Bologna. Con lui parliamo degli errori più comuni e delle licenze poetiche.

Che differenza c'è tra licenza poetica ed errore?

Una volta la licenza poetica si aveva quando dentro a un sistema metrico chiuso venivano fatte delle variazioni sillabiche o intonative rispetto alla norma. Ma dai tempi della Rivoluzione futurista, con l'irruzione del verso libero, si fatica a parlare di licenza poetica e di errori.
Ciononostante, al giorno d'oggi gli errori compositivi sono molto frequenti, e sono quegli errori in cui non si tiene conto del senso, della direzione della propria scrittura, non si tiene conto del processo comunicativo. Gli errori veramente compositivi sono quegli errori che non tengono conto della natura profondamente dialogica dell'atto comunicativo.
In ogni caso la letteratura, che sia scritta o che sia orale, è fatta di atti linguistici che non hanno senso se non sono alla ricerca di un interlocutore.

Quali sono, secondo lei, gli errori più frequenti?

Nella narrativa l'errore più frequente è il cercare un pubblico di massa, un pubblico di consumatori e di accettatori passivi di ciò che tu, scrittore, proponi. Gli editor condizionano gli scrittori, ma ritengo che si debba avere la capacità di rottura e di rischio da parte dello scrittore; quindi credo si debba evitare quel finto sentimentalismo nutrito di memorie o che propone un trauma di matrice psicanalitica.
Al contrario un buon lavoro che fanno gli scrittori italiani è di plasmare il genere thriller. Trasformare il genere, che è un sottogenere con regole precise, in intenzioni anche interpretative di una realtà più ampia. Ritengo sia un fenomeno interessante.

Qual è l'errore che più la "infastidisce"? E perché?

La grammatica è diventata ormai un optional: forme accorciate, ellittiche, vocabolario ridotto. Al riguardo un cliché pessimo è "il che non guasta", unito allo scambio frequente tra " che " e " ché ". Le quali fanno parte di quelle particelle onnicomprensive che vengono aggiunte anche quando non servono.
Ma credo che se lo scrittore seguisse gli insegnamenti primi capirebbe che ogni parola si può anche dire meglio, che bisogna allargare la propria gamma linguistica. Un errore terribile ritengo sia quello di non saper scrivere i dialoghi.
Il proiettare il parlato nello scritto è uno degli esercizi più difficili, quasi sempre le battute sono battute di scrittura che nel parlato non si direbbero mai.
Un altro errore grave, che oggi è diventato ancora più forte, è quello di dire da un lato edulcorato e dall'altro falsamente complesso ciò che è un concetto semplicissimo. In sostanza l'errore della perifrasi.

Ritiene che le scuole di scrittura possano aiutare un autore in erba?

Le scuole possono essere d'aiuto, specialmente se la loro ambizione prima è quella di formare dei buoni lettori prima che dei buoni scrittori. Ovviamente importa anche molto chi se ne occupa.

Ha qualche consiglio per chi è interessato alla scrittura? Anche, e soprattutto, per evitare errori.

In prosa non partite da scalette troppo rigide, mantenete una certa libertà anche nei confronti dei personaggi.
E prendete anche l'abitudine artigianale di far decantare nel cassetto l'opera, senza il bisogno di volerlo pubblicare subito. Rileggetelo e lavorate molto di ritocco e di tecnica linguistica, che oggi richiede una polifonia. Non si può scrivere una lingua banalizzante e sintetizzata, o allungarle per il bisogno di vendere.
Ritengo comunque, che l'esempio di Gadda dovrebbe essere molto più presente nelle esperienze degli scrittori italiani.

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domenica 1 maggio 2011

Il manoscritto ideale

Dopo mesi passati sulle sudate carte abbiamo finalmente completato il nostro libro e abbiamo pure la pretesa di pubblicarlo? Prima ancora di pensare a spedire il manoscritto a una casa editrice, dobbiamo assicurarci che sia formalmente corretto e facile alla lettura. Il primo passo è rileggere quello che abbiamo scritto anche a distanza di tempo, in modo da avere una visione abbastanza fresca della nostra opera.

Ma è chiaro che il nostro giudizio sarà di parte. Si rende dunque necessario l'intervento di un lettore che faccia da primo revisore. Non stiamo parlando del nostro migliore amico o dei nostri genitori, ma di qualcuno pronto a fornire la propria opinione, sia essa di nostro gradimento o meno. Ricordiamoci sempre che non scriviamo solo per noi stessi, ma anche e soprattutto per i nostri futuri lettori. Per questo, un collaboratore esterno sarà in grado di notare più facilmente eventuali buchi narrativi, oltre ai semplici errori grammaticali o sintattici.

Quando avremo ripulito e corretto la nostra opera potremo effettuare il passo successivo: cercare una casa editrice adatta a pubblicarla. Ovviamente è consigliato proporre l'opera a più di un editore, così da aumentare la probabilità di risposta positiva. Ricordiamoci di controllare il catalogo di ognuno di essi, verificando così che il nostro elaborato sia adeguato alle rispettive linee editoriali. In più, per evitare sorprese, prestiamo particolare attenzione, anche attraverso la consultazione di forum e siti specializzati, al tipo di contratto proposto, con particolare attenzione alle eventuali richieste di contributi da parte dell'autore.

Infine, dobbiamo tenere presente che anche le modalità di invio dei manoscritti variano: alcune case editrici richiedono l'invio cartaceo in più copie, altre accettano invii telematici, altre ancora suggeriscono l'invio di una sinossi e di una lettera di presentazione, altre volte non viene nemmeno richiesta l'opera per intero. La priorità è dunque informarsi. Di seguito ci limiteremo a fornire qualche consiglio generale sull'argomento.

Il manoscritto deve essere di facile lettura: dovremo scegliere un font senza troppi vezzi, come il Times New Roman o l'Arial, con una misura sui 12 o 13 punti. Consigliamo, anche se non è sempre pretesa, un'interlinea di 1.5 e un margine classico di 2 cm per facilitare eventuali correzioni. Allo stesso scopo stamperemo il manoscritto solo fronte, in modo da rendere più agile la consultazione delle pagine.

La rapidità di consultazione dipenderà anche dalla rilegatura che sceglieremo. In realtà si tratta di un argomento abbastanza dibattuto, visto che non sempre la rilegatura è richiesta, fermo restando che le pagine vanno numerate. Se però decidiamo di rilegare il manoscritto, consigliamo una rilegatura molto semplice, a spirale. Va categoricamente evitata una rilegatura professionale tipo tesi di laurea o libro, visto che renderebbe molto arduo il lavoro di editing e che è un'operazione che di certo non compete a noi.

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